Comincio dalla conclusione, perché è quella che serve: per la maggior parte dei siti aziendali italiani il piano gratuito di Cloudflare è sufficiente, e non nel senso di "si accontenta". Nel senso che copre tutto quello che quel sito usa davvero.
Detto questo, esistono quattro situazioni in cui il piano a pagamento si ripaga. Il modo per sapere in quale ti trovi non è leggere la tabella comparativa, è guardare due o tre numeri del tuo traffico.
Cosa c'è nel piano gratuito
Le cose che le aziende cercano quando arrivano a Cloudflare ci sono quasi tutte:
- DNS veloce e senza limiti di query, che da solo vale il passaggio;
- HTTPS gestito, senza certificati da rinnovare a mano;
- CDN e cache per contenuti statici, su tutta la rete;
- Protezione DDoS senza limite di volume — è la stessa mitigazione per tutti i piani, e questa è la parte che sorprende chi si aspetta un servizio ridotto;
- regole personalizzate di firewall in numero limitato ma sufficiente per i casi normali;
- un pannello DNS dove una modifica richiede un minuto.
Non è una versione dimostrativa. È un prodotto completo con dei tetti.
I tetti che contano davvero
Le differenze pratiche fra gratuito e a pagamento, al momento in cui scrivo, sono quattro. Le quote cambiano nel tempo, il ragionamento no.
Il set di regole gestite. Il piano gratuito include un insieme ridotto di regole contro attacchi noti; i piani a pagamento danno accesso al set completo e aggiornato di continuo. Se il sito è un WordPress esposto da anni, questa è la differenza più concreta della lista.
Il numero di regole personalizzate. Poche sul gratuito, molte di più a pagamento. Conta se hai bisogno di logiche particolari — bloccare un paese, proteggere una pagina di login, lasciar passare un integratore specifico. Per un sito vetrina, le regole disponibili bastano.
L'ottimizzazione delle immagini. Compressione e conversione automatica dei formati sono dei piani a pagamento. Se il sito è pieno di fotografie pesanti, è un guadagno reale di velocità che altrimenti va ottenuto lavorando sulle immagini a monte.
La conservazione dei dati analitici. Sul gratuito hai una finestra molto breve, sui piani superiori giorni o settimane. Diventa importante solo quando devi indagare su qualcosa successo ieri l'altro.
I quattro casi in cui conviene pagare
1. Il sito viene attaccato davvero, non solo scansionato. Tutti i siti ricevono tentativi automatici: è rumore di fondo. Se invece nei log vedi ondate mirate — tentativi di login continui, richieste costruite per il tuo CMS, picchi che coincidono con rallentamenti — il set completo di regole gestite fa lavoro che altrimenti fai a mano.
2. Il sito vive di immagini. E-commerce, portfolio, cataloghi: se metà del peso di ogni pagina sono fotografie, l'ottimizzazione automatica cambia i tempi di caricamento in modo misurabile, e i tempi di caricamento cambiano le vendite.
3. Ti serve capire cosa è successo. Un incidente da analizzare dopo due giorni, un cliente che dice "il sito era irraggiungibile ieri mattina": senza dati conservati non hai una risposta.
4. Il sito è la fonte del fatturato. Non è una questione tecnica ma di rischio: se un'ora di sito fermo costa più del canone annuale, si paga. Il conto lo fa l'azienda, non il fornitore.
Se nessuno di questi quattro casi è il tuo, il piano gratuito non è un ripiego. È la scelta corretta.
L'errore di chi paga per il motivo sbagliato
Vedo regolarmente aziende su un piano a pagamento per andare più veloci, quando il sito è lento per ragioni che Cloudflare non tocca: un database senza indici, un tema con quaranta plugin, immagini caricate a dimensione originale, un server condiviso saturo.
Cloudflare accelera quello che può servire dalla cache. Non accelera una pagina generata male: quella la genera comunque il tuo server, alla stessa velocità di prima.
Il modo per capirlo prima di abbonarsi: guarda quanto tempo passa fra la richiesta e il primo byte di risposta su una pagina non cacheabile. Se quel numero è alto, il problema è a monte, e conviene sistemare l'hosting prima di comprare un piano che non lo risolve.
Cosa fare in pratica
L'ordine che consiglio a tutti, indipendentemente dal budget:
- Parti dal gratuito, configurato bene. Configurato bene è la parte importante: zona DNS verificata record per record, proxy attivo solo sul traffico web, cache tarata sul sito.
- Vivici tre mesi e guarda le statistiche: quanto traffico automatico arriva, quanto viene già filtrato, cosa non è cacheabile.
- Passa a pagamento solo se uno dei quattro casi sopra diventa vero, e quando succede sarà evidente dai numeri, non da una tabella di confronto.
Chi salta il primo passaggio finisce a pagare per funzioni che non usa, mentre il problema che l'aveva portato lì — quasi sempre una zona DNS mal configurata, o un server lento — resta esattamente dove stava.
Se vuoi che la configurazione gratuita sia fatta come si deve, così da avere un metro di paragone onesto prima di decidere, è quello che copre la configurazione e assistenza Cloudflare.